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Come puoi pensare di usare il Flash



Nella vita del fotografo amatore, il rapporto con l'illuminazione artificiale è di solito bifasico. In un primo momento il dilettante, inconsapevole, si ritrova il flash integrato sulla macchina e impostato su "auto", come quello del telefonino. Se la luminosità è bassa la macchina "si aiuta" inondando di luce la scena. Ed è presto fatto. Ecco subito lì spiattellate tutte quelle belle foto segnaletiche tipiche delle serate in famiglia o con gli amici: luminose, piatte, "sparate", un muro di luce ad appiattire il primo piano; e poi l'ombra dietro, uno sfondo che si perde nell'oscurità.

Poi di solito subentra una fase di rifiuto. Il flash? Che schifo. Il flash integrato sulla macchina è una porcheria. Il flash esterno è una roba da fotografi di moda. "Io no, io fotografo solo in luce naturale". Questo è di solito l'amatore che si sente un po' Capa e un po' Cartier-Bresson, che si aggrappa al mito della fotografia documentaristica "non filtrata", trovando così un alibi per evitare la fatica di esplorare oltre. Per lui (o per lei) flash e illuminazione appartengono al mondo della fotografia artefatta e un po' stucchevole, tipica del fotografo di matrimoni e delle riviste patinate di bassa qualità. Bene, io non so se tu ti riconosca o meno in questa macchietta un po' stereotipata, ma so per certo che capita a tanti. Io per primo mi rivedo a snobbare con aria di sufficienza (e un certo grado di arroganza) questa intera sfera dell'universo fotografico. Ma oggi, con il senno del poi, ti posso dire che è una grande stupidaggine. Un po' come il rifiutare a priori l'idea dello sviluppo digitale delle immagini. L'illuminazione artificiale è uno strumento come ogni altro. E come ogni strumento che si aggiunge al tuo arsenale, ti rende accessibili nuove opportunità. Puoi decidere di utilizzarlo o meno, a seconda delle tue necessità e dei tuoi obiettivi, ma rifiutarlo a priori senza prima conoscerlo è sbagliato. Un esempio su tutti. WIlliam Eugene Smith è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi fotografi documentaristi di tutti i tempi. Per alcuni è il più grande "Storyteller" mai esistito. Le sue immagini sono famose per la forza comunicativa della luce, che le rende drammaticamente vive, quasi come dipinti caraveggeschi. Tutto fuorché una fotografia stucchevole. Eppure è noto che, oltre a molti altri artifizi di scena, Smith ha sempre ampiamente sfruttato le possibilità offerte dall'illuminazione artificiale per sottolineare il pathos nei suoi scatti, fino a portare a una dimensione epica la sua narrazione della condizione umana. Semplicemente: sapeva cosa voleva, e sapeva come ottenerlo. Ora, non è che dobbiamo tutti rifare i reportage di W.E. Smith, ovviamente. E' solo per mostrarti come l'uso consapevole della luce artificiale possa permetterti di ottenere risultati che non potresti raggiungere altrimenti. E se questi risultati sono il tuo obiettivo, allora la luce artificiale diventa uno strumento che ti può essere davvero molto utile. Perché tu te ne possa rendere conto però, devi conoscerne le potenzialità. Mettendo da parte l'analisi di raffinate tecniche di illuminazione di tipo cinematografico con tante fonti luminose, che vanno molto oltre lo scopo che ci prefiggiamo qui, voglio provare quindi a introdurti al tema di come puoi pensare di usare il flash nei tuoi scatti. Qui di seguito trovi dunque tracciati, a grandi linee, gli utilizzi principali che ti puoi immaginare per un semplice flash singolo, anche banalmente montato sulla tua fotocamera (anche se comunque ti conviene procurarti un flash a slitta esterno per poter ottenere risultati più interessanti). I concetti fondamentali da assimilare sono due:

  • Il primo è che la luce del flash e quella ambiente vanno considerate come due sorgenti di luce complementari (non alternative), che puoi dosare a piacere (o quasi), come fossero gli ingredienti di un piatto.

  • Il secondo è che con il flash puoi illuminare direttamente o indirettamente il soggetto. Nel primo caso otterrai una luce dura con ombre nette e contrasti marcati (o quasi senza ombre, quando la direzione di illuminazione coincide con quella di ripresa, come nel caso del flash integrato). Nel secondo caso, facendo rimbalzare la luce del flash su una superficie riflettente (come un muro, il soffitto, o un pannello), otterrai una luce più morbida e diffusa.

Combinando semplicemente questi due elementi puoi ottenere una infinita gamma di effetti, da usare a piacere a seconda del tuo intento fotografico. Vediamo insieme alcuni esempi (tratti da "Educare lo sguardo" di Roswell Angier) per rendere l'idea. Il primo caso che voglio mostrarti è quello di un uso del flash diretto come fonte assolutamente prevalente (quasi unica) di luce. Questa situazione è quella che più si avvicina (dal punto di vista tecnico) al modo in cui i neofiti (e le macchinette automatiche) sfruttano l'illuminazione artificiale. l'immagine diventa piatta, quasi senza ombre (per via dell'illuminazione frontale), assolutamente artificiosa. Insomma, tutte le caratteristiche che ci hanno portato (nella fase due della nostra gestazione fotografica) ad abbandonare l'uso della luce artificiale. Solo che se fatta con deliberata consapevolezza, anche questa scelta può diventare un potente veicolo espressivo. Da un lato la luce diretta frontale ricorda le riprese della polizia scientifica sul luogo del crimine. Il flash illumina tutto, ogni dettaglio. Il messaggio che passa è quello di un'analisi minuziosa, quasi pedante, dello stato delle cose. Dall'altro, proprio questa illuminazione piatta diventa uno strumento retorico che comunica l'impotenza, lo smarrimento e l'abbandono delle condizioni della classe operaia ritratta da Hare con il suo lavoro.


Un elenco implacabile e asettico della desolazione che pervade la scena, a partire dallo sguardo vacuo (rivolto nel vuoto, verso un televisore spento) e dalla postura dimessa e sgraziata del soggetto. La ragazza sembra esausta, quasi abbandonata in uno stato di torpore, con la sigaretta accesa. Poi il lampadario, spoglio, come se ne mancasse un pezzo. Per proseguire con il cesto del bucato abbandonato, i cavi a vista, la carta da parati slabbrata sopra il battiscopa. Hare documenta la decadenza del proletariato statunitense, con un progetto che è quasi il complemento naturale di Americans (di Robert Frank). Frank ha raccontato la provincia attraverso gli esterni, la strada. Hare completa il viaggio, documentando le dimore, gli interni vissuti da questa gente. Tutto il progetto è basato su questo stile di ripresa. Ne emerge un senso, un codice perfettamente coerente con lo scopo del lavoro. Come vedi, anche il flash frontale può trovare la sua collocazione in un piano di lavoro strutturato e consapevole... Il secondo caso cui voglio fare accenno è meno estremo del primo, e rappresenta il tipo di soluzione che probabilmente potrebbe tornarti utile con più frequenza.


  1. Qualunque sia l'impostazione che decido di adottare per illuminare un certo soggetto, gli elementi più vicini di questo alla sorgente di illuminazione risulteranno più chiari di come io ho definito, mentre i piani più distanti saranno progressivamente più scuri. E dato che il decadimento della potenza di illuminazione è esponenziale rispetto alla distanza (mi scuso in anticipo per il termine, ma non ho trovato altro modo per esprimere il concetto), il contributo del flash sull'illuminazione dello sfondo si riduce a zero molto rapidamente.

  2. L'illuminazione data dal flash è sostanzialmente indipendente dal tempo di scatto. Il lampo del flash è normalmente di circa 1/1000 di secondo, quindi qualunque tempo di scatto superiore a questo (in realtà come puoi vedere dalle istruzioni dovrai normalmente usare un tempo più lungo per permettere al flash di sincronizzarsi con le tendine dell'otturatore; tipicamente almeno 1/500sec) non incide sulla quantità di luce fornita dalla lampada.

Ne consegue che:

  1. Variando il tempo di esposizione potrai modificare il contributo della luce ambiente all'esposizione senza incidere sul contributo del flash. In altre parole quindi, cambiando il tempo di esposizione puoi cambiare la proporzione di luce contribuita dalla luce ambiente rispetto a quella contribuita dal flash

  2. L'illuminazione dello sfondo (a meno che non ti trovi in spazi chiusi molto piccoli) è sempre fornita esclusivamente (o quasi) dalla luce ambiente. Questo ovviamente nel caso che non utilizzi ulteriori fonti di luce supplementari.

Tenendo presente queste poche considerazioni hai in mano tutti gli elementi per giocare con gli ingredienti e miscelarli a tuo piacimento. In pratica, tu definisci l'apertura di diaframma per il tuo scatto. Il flash (se si tratta di una unità automatica, come ormai sono quasi tutte) ti saprà dire se è in grado di sviluppare una potenza sufficiente a esporre correttamente il soggetto. A questo punto ti si offrono due possibilità nel regolare manualmente la velocità di scatto, in modo da definire il contributo della luce ambiente:

  • Puoi impostare il tempo in modo da sottoesporre di 1 o 2 stop (di solito meglio 1, max 1.5, per evitare effetti troppo artefattuali) se vuoi che il flash diventi l'illuminazione dominante della scena. Otterrai così un effetto simile a quello dei ritratti della Dijkstra.

  • Puoi impostare il tempo in modo che l'esposizione ambiente sia corretta, questo nel caso tu voglia tenere la luce ambiente come fonte primaria di illuminazione. In questo caso dovrai compensare la potenza del flash in modo da sottoesporre di uno stop l'illuminazione artificiale. Così otterrai un effetto fill-in, con il flash che compensa parzialmente le ombre generate dall'illuminazione ambientale.

Una volta che sei in grado di gestire l'equilibrio tra luce ambiente e luce artificiale nella tua scena, virtualmente puoi fare quello che vuoi. Potresti complicare a piacere lo schema di illuminazione per ottenere effetti da scenografia cinematografica, come negli scatti di Gregory Crewdson (qui sotto).

Questo scatto di Bruce Gilden (After the Off) è un perfetto esempio dell'efficacia comunicativa di questa tecnica, quando usata con maestria.

I due sguardi penetranti e nitidi, così come i lineamenti scolpiti e la sigaretta fumante del soggetto più anziano sulla destra. E poi un effetto alone - "ghosting" - che conferisce un aura di sospensione, instabilità e indeterminatezza a tutto l'intorno.

NOTA TECNICA: se vuoi sperimentare con l'open flash fai occhio alle impostazioni del flash. Di norma infatti, il lampo è sincronizzato con la prima tendina dell'otturatore, questo significa che viene impressionata per prima l'immagine data dall'illuminazione artificiale, che poi viene seguita da una "scia" generata dal tempo lungo di esposizione in luce ambiente. Spesso però gli effetti migliori si ottengono invertendo l'ordine: prima la scia a tempo lungo, e poi la "chiusura" dell'immagine con il lampo del flash. Per ottenere questo tipo di immagine devi sincronizzare il flash con la seconda tendina. Trovi sul libretto di istruzioni della fotocamera (o dell'unità di illuminazione) come farlo. Bene, siamo giunti alla conclusione di questa lunga digressione nel mondo dell'illuminazione. Ti lascio con un compito: Scegli una scena facile da riprendere (non è importante che si tratti di una fotografia davvero interessante) con un soggetto in primo piano e poi diversi piani di sfondo a distanze diverse. Meglio se la scena è in esterno, in modo da poterti confrontare con tante condizioni diverse di luce naturale, ma va bene anche un interno con una buona illuminazione proveniente da fuori (per esempio una grande finestra). Ora organizzarti per riprendere la scena in diversi momenti della giornata (quindi con diverse condizioni di luce ambientale), e ogni volta scatta con la stessa inquadratura in (almeno) queste quattro condizioni:

  • Solo luce ambiente.

  • Luce ambiente come illuminazione dominante con flash fill-in a -1 stop.

  • Flash come illuminazione dominante con luce ambiente a -1.5 stop.

  • Open flash con esposizione ambientale da almeno 1/8 di secondo (se non c'è movimento sulla scena puoi utilizzare l'ICM - Intentional Camera Movement - per generare l'effetto mosso)

Studia come cambiano le immagini al variare della tecnica di ripresa. Cerca di immaginarti come potresti sfruttare i diversi metodi quando fai le tue fotografie. Ora sei pronto. Applica uno di questi approcci a uno scatto che hai in mente.

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