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Il Mio Momento Decisivo


"Sono assolutamente convinto che siano infinite le masse di fotografi (tra cui il sottoscritto) che hanno rischiato di essere rovinati dal mito di Henri Cartier-Bresson e del suo momento decisivo."

Il perché di tanta stentorea irritualità è presto detto.

Infatti, è fin troppo facile (soprattutto per chi inizia) interpretare l'idea del Bressoniano momento decisivo un po' come la metafora del cervo nel Cacciatore di Cimino: un colpo solo.

Un colpo solo. O fai centro o desisti.

Prova a indovinare qual è il risultato di gran lunga più frequente per un fotografo alle prime armi? Non è difficile da immaginare, vero?

Sì, esatto, un grande pasticcio…

E quindi il grandissimo Cartier-Bresson ha partorito una stupidaggine?

No, non secondo me per lo meno (come ti ho già detto altre volte, adoro HCB). Ma invece, credo che sia utile guardare al concetto da un'altra angolatura, che ti porterà ad una interpretazione diversa delle parole di Cartier-Bresson.

Il punto infatti non è tanto quello di scattare UNA sola fotografia, quando piuttosto di decidere qual è LA fotografia che vorresti scattare.

Ma andiamo per gradi.

Con il digitale, il fotografo medio ha incrementato il numero degli scatti fatti in ogni uscita di uno o due ordini di grandezza. Un tempo ci si accontentava di decine o centinaia di scatti per sessione. Oggi non è raro arrivare all’ordine delle migliaia di immagini in una sessione/giornata.

La ragione è ovvia. I costi della pellicola e dello sviluppo, che contenevano forzosamente la logorrea fotografica tipica di (quasi) qualunque fotografo, sono stati virtualmente annullati dall’innovazione tecnologica.

Risultato? Milioni e milioni di immagini…

In teoria (ma anche in pratica) questo non può che essere un grande vantaggio.

Infatti, grazie a questo, il fotografo è in grado di non lesinare con il dito destro. Si trova nella posizione di poter scegliere a posteriori lo scatto migliore, quello che meglio rappresenta la sua idea di quella fotografia.

Ma proprio qui sta il punto cruciale. Spesso capita di confondere il fare molti scatti per ottenere la fotografia che hai nella testa (o nel cuore) con lo scattare tanto proprio perché non hai un’idea precisa di cosa vuoi. D’altra parte, all’estremo opposto sta il rischio di non scattare mai per il timore che il soggetto "non ne valga la pena"

Nella mia esperienza personale, è qui che nasce il rischio di equivocare il celebre titolo dell’opera di Cartier-Bresson.

Io mi facevo il problema di scattare una fotografia secca, quella giusta, e facevo disastri. Poi un grande maestro mi ha insegnato ad "avvicinarmi" alla fotografia ideale.

Mi disse:

- Quando senti l’impulso a fotografare un soggetto, prima di tutto cerca di identificare cos’è che ti attrae e desta il tuo interesse.

Un modo efficace per farlo è cominciare a scattare avvicinandoti mentalmente (e spesso anche fisicamente) al soggetto che hai scelto, e al tempo stesso sforzandoti di cambiare punto di vista, inquadratura e taglio dell’immagine.

Ti accorgerai che, ad un certo punto, il suono dello scatto dell’otturatore si allinea, si sincronizza, con un altro scatto, che però avviene dentro di te. Una sensazione come di appagamento e realizzazione. Quella sensazione significa che hai raggiunto la foto che volevi fare.

Non necessariamente una bella foto, ma quella che avevi in mente (coscientemente o meno) quando hai deciso di riprendere quell’immagine -

Poi, la sera, si rivedevano insieme i provini delle immagini della giornata (sì, era ancora tutto in pellicola, e le foto le vedevi solo dopo qualche ora - dell'importanza di rivedere gli scatti solo dopo una pausa.

Lo stesso grande maestro mi faceva notare che, per ogni serie di fotografie dello stesso soggetto, quasi sempre la foto migliore era l’ultima o la penultima. In pratica significa che la mia sensazione di "soddisfazione" coincideva (spesso) con la miglior composizione dell’immagine.

Quell’esperienza ha cambiato il mio modo di vivere e fruire della fotografia.

Non voglio dire che per tutti debba valere lo stesso, sarebbe troppo facile . Ma resto profondamente convinto che ognuno di noi, nel suo intimo, debba sviluppare un suo speciale rapporto con il momento topico della ripresa.

Un rapporto che gli permetta di entrare in empatia con il mezzo fotografico e costruire con naturalezza il ponte che idealmente collega il progetto che abbiamo in testa con la realizzazione della fotografia. Per alcuni ogni immagine sarà una meticolosa costruzione razionale di una scena perfettamente prefigurata. Per altri, al contrario, coinciderà più che altro con un irrefrenabile pulsione. Istintiva, quasi animalesca.

Non importa quale tipo di fotografo sarai, l’importante è che tu acquisisca la consapevolezza necessaria a riconoscere il tuo io fotografico. Solo così saprai adattare la tecnica ad assecondare la tua naturale inclinazione.

Ed eccolo quindi, il mio, personalissimo, "Momento Decisivo".

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